mercoledì 26 marzo 2025

"MNEMONICO CELLULARE"

 



Presentata dall'Associazione Culturale Buggiano Castello APS si inaugura sabato 12 aprile alle ore 16.00 la mostra personale “MNEMONICO CELLULARE” di Andrea Mattiello, curata dalla Dott.ssa Sofia Ancillotti, con il Patrocinio del Comune di Buggiano e il contributo di “Bottega Roberta Brizzi”, presso gli spazi del Palazzo Pretorio.


Mnemonico Cellulareil titolo scelto per la mostra antologica dell’Artista Andrea Mattiello in occasione dei suoi 50 anni. Un’arte la sua fatta di legami, confronti sociali, osservazione e ricostruzione razionale della realtà.
Una serie di opere che vogliono accentuare come ogni incontro che accade nel corso della propria vita, sia di vitale importanza per ciascuno di noi; poiché è proprio dal confronto che si ha la possibilità di poter crescere ed approfondire la propria conoscenza.

È lo sguardo nell’altro che nell’arte di Mattiello si manifesta nel ritratto che non si limita a renderci una semplice immagine, bensì l’aspetto più profondo ed intimo dello spirito vitale che alberga in ognuno di noi ed in ognuno in modo sempre diverso, rendendoci unici ed irripetibili. Un’opera d’arte vivente: è questo che l’occhio attento dell’artista riesce a cogliere e donarci in modo esclusivamente delicato ma incisivo.

Tuttavia, cosa è il ritratto se non il desiderio di permettere a colui che ci osserva di ritrarre la nostra natura più intima e rendere la nostra immagine immortale priva dei segni del tempo?
Un ritratto è un non luogo dove la nostra presenza in questo mondo viene testimoniata e protratta nel tempo. A tal proposito mi viene in mente una disciplina praticata sin da tempi antichi: la mnemotecnica.

L’arte della memoria -o più comunemente chiamata mnemotecnica- era una disciplina che fonda le sue radici nell’Antica Grecia attraversando più di 2000 anni di storia. Questa tecnica si basa sul ricorso di un’elaborazione mnestica attraverso la rievocazione di immagini a cui sono collegati dei contenuti.




In un’epoca in cui il linguaggio più utilizzato sono le immagini, dove si è quasi dimenticata la capacità di creare discorsi troppo articolati ed il dialogo; l’immagine torna regina con tutta la sua potenza a guidarci in questo nuovo passaggio.
Se la memoria è alla base di questa mostra il termine cellulare assume allora un doppio significato:

• Cellulare come il tessuto che compone un essere vivente; un tessuto intriso di codici, combinazioni e simbologie archetipe che racchiudono tutta la nostra esistenza e la nostra evoluzione.
• Un significato similare lo prende nella sua accezione di sostantivo. Il cellulare è diventato l’estensione della nostra persona: attraverso esso osserviamo il mondo che ci circonda, veniamo collegati ai nostri affetti lontani, abbiamo la possibilità di ricordare, ascoltare e catturare attimi fuggenti; sperando nella memoria di un Cloud digitale a cui è possibile sempre attingere per poter recuperare informazioni - come un grande tessuto connettivo fatto di immagini e codici.


Le opere che compongono la mostra “mnemonico cellulare”possono essere riconducibili a delle cellule, ognuna con la sua funzione e un suo significato intrinseco nel soggetto rappresentato. L’allestimento e la fruizione della mostra è stata divisa in tre diverse sezioni, due delle quali al piano superiore ed una al piano inferiore.

La parte superiore della mostra si divide in due sale denominate: memoria materiale e memoria cellulare.

Nella prima si trova una collana di immagini e ricordi ritraenti un vissuto collettivo comune a tutti noi.
Nella seconda sala attraverso la lente che diviene occhio dell’Artista, ecco le opere comporre il nostro Cloud.

Nella parte sottostante, dove erano ubicate le ex carceri, si trova un’installazione site specific - composta da una serie di ritratti realizzati dall’Artista - dal titolo “Ricordami”. Ricordi, finestre temporali che si aprono e permettono di convivere in un luogo senza tempo, dando la possibilità ad essi di partecipare, racchiusi in un limbo; ognuno con una propria storia da raccontare a chi è pronto ad ascoltare ed ognuno con un segreto che condivide con il cuore del nostro Artista. 


La mostra resterà aperta fino al 27 luglio 2025 e potrà essere visitata il sabato e la domenica dalle ore 16.00 alle ore 19.00.
Nel mese di luglio la mostra sarà visitabile solamente la domenica, con orario 16.00 – 19.00.

Aperture straordinarie

25 aprile h 16.00 – 19.00 1 maggio h 16.00 – 19.00 2 giugno h 16.00 – 19.00.

INGRESSO LIBERO.


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domenica 23 febbraio 2025

2025

 


Ha un respiro particolare questo 2025. Un'andatura spedita ma senza affanno. Consapevole.

Il 2025 è uno di quegli anni che porta uno zero nel numero della tua età, quello zero che induce a bilanci e somme da tirare, o almeno così ho sempre sentito dire.

So di essere qui, ed essere così come sono per tutto ciò che ho fatto, pensato e per il mio modo di muovermi fino ad oggi. Non potevo e non posso essere altrove, essere altro rispetto a quello che sono. Sono qui, consapevolmente.

Ho scelto di lasciare la matematica, le formule e i grafici pensando a questo anno e mi sono chiesto cosa volessi e quale fosse il modo per celebrarlo che mi rendesse felice.

Una mostra che si specchiasse nell'Andrea di oggi.

La vita a volte può fare dei giri strani e così ha voluto riportarmi dove tutto è iniziato trenta anni fa, il luogo a cui il cuore è grato, il luogo dei sogni e delle speranze di un ragazzo che voleva viaggiare e realizzarsi attraverso la creatività.

Un cerchio che si chiude e contemporaneamente diventa punto d'inizio, una nuova partenza, un filo da intrecciare con nuove esperienze, altre possibilità, incontri.

E poi un'altra opportunità.

Celebrare l'amicizia attraverso l'arte e grazie all'arte. Tre amici, nati a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro, un legame duraturo che attraversa il tempo, ognuno con la propria poetica, tanta passione e determinazione.

Poter celebrare un percorso, un frammento di vita e poterlo fare con tutti coloro che mi hanno regalato un pezzettino della loro anima. 

Sono grato per tutto questo.


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giovedì 20 febbraio 2025

"CHE CI FACCIO IO QUI?"

 



Si aprirà il 9 marzo 2025 presso la Casa-Studio-Galleria CVM VENIO di Larciano la personale dei tre artisti Filippo Basetti, Filippo Biagioli, e Andrea Mattiello. Una mostra che - tra passato, presente (e futuro) - ripercorrerà le tappe salienti del lavoro di tre amici posti di fronte ad un interrogativo comune: che ci faccio io qui? Una domanda spiazzante che vuole diventare occasione di riflessione sul proprio percorso, come artisti e come uomini.


Filippo Basetti con le sue visioni porta lo spettatore a rompere la sua collana dei ricordi. In questo percorso, fatto di continue sperimentazioni, che vanno dalla fotografia, allo studio di città utopistiche, ci restituisce una visione del territorio fantastica e pone l'accento su questioni che, altrimenti, rimarrebbero celate.



filippo basetti, "Rotonde"



Filippo Biagioli, con la sua arte spregiudicata, vuole portarci a riflettere sull'essenza più autentica del fare arte. Un percorso quasi catartico che, attraverso idoli, libri rituali, e maschere tribali, condurrà il visitatore a guardare con occhi nuovi il mondo attorno a sé per tornare a sentirsi parte di una comunità.




filippo biagioli, "Illibro dei Nomi Significati"


Della produzione di Andrea Mattiello, in mostra, sono soprattutto presenti opere giovanili. Una fase questa, in cui l'artista insiste sull'importanza dei legami e del tessuto che unisce ogni singolo elemento del mondo circostante. Fili, pezzi di carta, segni grafici, sono questi gli ingredienti che vanno a comporre le sue prime opere e che ci guidano in questo percorso, nel tentativo di rispondere alla domanda che almeno una volta nella vita ha colto tutti noi: “che ci faccio io qui?”.



andrea mattiello, "Sognatore anonimo"


Per l'occasione arriveranno in Galleria due opere conservate presso la biblioteca del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi di Firenze e la biblioteca del Museo Guggenheim di Venezia.


La mostra sarà inoltre l'occasione, per un gruppo di studenti del Liceo Lorenzini di Pescia, coordinati dalla Professoressa Elisabetta Maccioni, di accompagnare i visitatori nel tour della galleria e di esporre, in una piccola mostra collaterale, visitabile fino al 22 marzo 2025, i risultati dei laboratori svoltisi con i tre artisti durante l'ultimo mese.


L'apertura della mostra è prevista per il 9 marzo alle ore 17,00 presso la casa-studio-galleria CVM VENIO, in piazza Quattro Martiri 43 a Larciano (PT).


Giorni di apertura:

Lun-ven, 9,00-13,00 e 16,00-19,00

Dom 23 marzo, 18,00 – 20,00

Dom 6 aprile, 18,00 – 20,00

Dom 13 aprile, 18,00 – 20,00

Ven 18 aprile, 18,00 – 20,00

Dom 11 maggio, 18,00 – 20,00



Curatori: Alberto Ancillotti e Sofia Ancillotti

Allestimento: Collettivo ARDEA in collaborazione con l'artista Andrea Mattiello

Grafica: Sofia Ancillotti

Testi: Alberto Ancillotti

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domenica 9 febbraio 2025

"ILLIBRO DEI NOMI SIGNIFICATI" DI FILIPPO BIAGIOLI

 



Incontro l'artista Filippo Biagioli per parlare della Sua ultima opera "Illibro dei Nomi Significati" che ha trovato una "casa" prestigiosa presso la Biblioteca del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi a Firenze, per capire meglio il suo mondo creativo, interiore ed esoterico, cercando con domande semplici, di approfondire tematiche che spesso non sono di consueto e facile apprendimento.

Con la volontà di avvicinare al Suo lavoro anche un pubblico più giovane, vi invito alla lettura di questa intervista.



Prima curiosità, perchè hai scelto di chiamare l'opera “Illibro...” e non “Il libro…”, o “Il Libro…”?

Buongiorno e grazie di voler parlare del libro “Illibro dei Nomi Significati”
Ho notato che molti in effetti, lo scrivono come “Il Libro…”. Se però osservi bene, non c'è scritto nemmeno “del significato dei nomi” ma, “…dei Nomi Significati”. Sono cose completamente diverse. Ti posso spiegare perché in questo caso si chiama “Illibro dei Nomi Significati” e non “Il libro del significato dei nomi”. Non ti posso spiegare con che modalità si arriva al titolo. 
Esiste da millenni un insegnamento che in pochi conoscono, riguardante la parola e ciò che essa emana nel più profondo del suo significato. Detta in termini del tutto semplicistici, se tu hai un libro normalissimo, uscito dalla stampa meccanica e lo leggi, hai di fatto letto un libro. Ciò che hai letto, ti rimane in testa se ti piace, o se ti ha insegnato qualcosa; sparisce se i testi non ti hanno detto niente. Altresì puoi avere tra le mani un libro, che non leggi solo con gli occhi, ma tramite alcune conoscenze antiche riesci, durante la lettura, ad assorbirlo completamente. Sono due esperienze totalmente diverse. Il titolo insegna come assorbirlo. Esattamente, come feci con Criba il Divoratore di Affetti.

Come ti è venuta l'idea di fare un libro sui nomi?


Essendo io principalmente un esoterista, amo moltissimo quella parte di dottrina che insegna come Dio abbia creato il mondo con la Parola. Di conseguenza esistono vari tipi di metodi per approfondire e “sentire” con tutto il corpo le parole che oggi, usiamo. Ricercare il significato profondo di ogni parola è per me, bellissimo. 
Leggendo la Torah, noti subito come ci siano i nomi dei personaggi che in qualche modo emanano luce, sono vibranti, li senti come se ti trasportassero in quella Terra, nel momento stesso in cui tutto accade. Pure leggendo il Corano, hai la forte sensazione di avere davanti a te Allah il Misericordioso. Lo senti proprio davanti a te. Ed è bellissimo. Fare un libro sui nomi è venuto spontaneo da sè.


Perché hai scelto di usare materiali diversi come legno, profumi e stoffa?


Per fare Illibro dei Nomi Significati ho usato questi materiali perchè erano quelli indicati da Dio nel Pentateuco per realizzare l'Arca dell' Alleanza. Ho reperito tutto abbastanza facilmente, solo per ricreare il profumo ho dovuto cercare in tutto il mondo, per poi trovare l'ingrediente finale, in Ungheria.




Cosa significano per te i nomi? Sono importanti?


I nomi sono parole che indicano il riconoscimento di una persona. La definiscono e se poi, le altre persone ci aggiungono soprannomi o altri, la definizione è ancor più precisa. Mi chiamano Filippo Biagioli, ma anche l'analphabeta o in esoterismo Novies Lucens. 
Quest'ultimo mi piace particolarmente. Se Hermes, uno dei più grandi esoteristi della storia, era chiamato Hermes Trismegisto, ovvero il Tre Volte Grandissimo, io son ben felice di essere chiamato il Novies Lucens (Nove volte Lucente).



Qual è il tuo nome preferito e perché?

Piscion, detto anche Pison o Pishon. A parte le battute che potrebbero venire fuori, ha un significato molto profondo. Egli è uno dei fiumi che escono dal Giardino dell'Eden dopo la sua Creazione. 

Esce e esegue due funzioni importantissime, porta via le impurità dal Giardino mantenendolo immacolato fino all'arrivo del Serpente; ma allo stesso tempo porta la vita nel mondo.


Hai mai pensato di fare un libro con i nomi di personaggi famosi?

I personaggi famosi, per me, sono i protagonisti delle Scritture Sacre, coloro che hanno originato il Mondo. Se come personaggi famosi intendi i vari attori, personaggi dello spettacolo, influencer ecc. ecc che fanno vedere le chiappe, che urlano fra di loro, che estremizzano ogni argomento pur di apparire o che sputano sentenze su ogni fatto di cronaca perchè in questo paese siamo passati da essere poeti a essere tutti allenatori, per poi essere tutti cuochi, per poi essere esperti di medicina, virologia, geopolitica, strateghi militari, economisti, ad oggi, che sono tutti criminologi; no, per me son tutti spazzatura.



C'è un nome che ti ha sorpreso mentre facevi il libro?

Saràf. Il Serpente Seràf. Egli è il serpente ardente che viene posizionato sull'Asta per ordine di Dio e che curerà gli ebrei morsi dai serpenti velenosi. Infatti ho dedicato a Lui la copertina de Illibro dei Nomi Significati.



Qual è il materiale più strano che hai usato per "Illibro dei nomi significati"?

Una farina di conchiglie esposta alla Luna per varie notti.




Se potessi aggiungere un nome al libro, quale sarebbe e come lo rappresenteresti?

Il libro ha già un nome in più nel suo stesso nome. L'ho abbreviato come Illibro dei Nomi Significati, ma il titolo completo è Illibro dei Nomi Signifcati per la realizzazione delle Ruote ebraiche e altre Opere Rituali.



Hai qualche "trucco" per capire il significato di un nome?

Dentro Illibro, ogni pagina è una mappa per approfondire ogni nome. Ci sono scritti i suoi numeri Sacri, i motti, la descrizione dell'evento per cui è famoso nella Bibbia, fino ad arrivare ai suoi relativi disegni geometrici.



Cosa ti piacerebbe che i ragazzi pensassero dopo aver letto il tuo libro?

Pensare che Illibro dei Nomi Significati sia capito e percepito dopo una prima lettura sarebbe troppo. A me piacerebbe solo che trasmettesse qualcosa e che suscitasse curiosità. Mi hanno scritto persone che durante le vacanze di Natale 2024, sono andate nei musei a chiedere di leggere i miei manoscritti esoterici. A loro va il mio più grande riconoscimento. Se volete Illibro dei Nomi Significati lo potete leggere alla Biblioteca del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi a Firenze.



Perché pensi che i nomi siano importanti anche oggi, con tutti i social media?

Una volta esisteva “lo scemo del paese”. Più che altro ciondolava tra bar e piazza e faceva ridere tutti. Ma era tutto limitato al paesino dove risiedeva. Inoltre molto spesso gli abitanti sviluppavano affetto verso di lui e si creava così una figura che faceva ridere ma che era “accudita e protetta” da tutti. 

Oggi i social hanno riunito gli scemi di tutti i paesi del mondo e l'unica cosa che riescono a fare, è suscitare odio e caos, il tutto amplificato da coloro che ci arrivano in contatto. Quindi spesso il social diventa un mezzo caotico di scontro scritto fra utenti. Questo uccide la valorizzazione dei nomi, che spesso diventano mezzi solo per indicare coloro che partecipano alle discussioni. 

Una volta Giuliano disse che i libri sarebbero diventati “le nuove reliquie”. Aveva ragione. Aggiungerei anche che oggi, più che mai, con tutti i caproni che comandano, i libri vanno protetti. Siamo molto vicini a bruciare tutto come fecero i nazisti.



Cosa significa per te "arte"? È difficile fare l'artista?

L'Arte per me è la vita, vivo da artista 24 ore al giorno. Non riesco a separare il Filippo Artista con il Filippo di tutti i giorni. Fare l'Artista è difficile o facile, bisogna solo vedere quali sogni intendi realizzare e che mete vuoi raggiungere.




Se potessi dare un consiglio ai ragazzi che vogliono fare qualcosa di creativo, quale sarebbe?

Fate. Se non sapete da dove iniziare, iniziate da qualche parte, ma iniziate. Non procrastinate su cosa, come e perchè. Se volete fare, fate. Poi tutto verrà da sè. Sentitevi liberi di essere voi stessi e sperimentate. Solo così troverete la vostra vena artistica. Io quando posso collaboro con un centro diurno per disabili e faccio Arte Terapia a chi me lo chiede. Ci credo in questi progetti. L'Arte può arricchire le persone e le persone arricchite possono cambiare il mondo.


Cosa ti ispira di più nella vita?

La Sampdoria. Lo so, sembra strano. Ho un amore viscerale per la Samp da quando vidi la prima volta le maglie blucerchiate, da ragazzino. Divenne subito il mio colore preferito insieme al nero. La prima partita a cui andai mi misi a piangere. 

Era il compleanno di Gianluca Vialli. C'erano 30mila persone tutte insieme a cantare, a saltare, a mostrare amore verso un uomo che poi si è dimostrato infatti essere una persona speciale che amava la Sampdoria e i suoi tifosi, proprio come una grande famiglia. Con lui Roberto Mancini, Sinisa Mihailovic, Sven Goran Eriksson, Paolo Mantovani. 

A distanza di 25 anni, quando entro allo stadio, nonostante la squadra vada malissimo, pure in serie B, sembra di entrare in una grande famiglia dove tutti si vogliono bene al di là dei gusti sessuali, orientamenti politici e tutto quello che oggi divide le persone. Io vorrei che il mondo fosse così.



Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Vorrei tornasse di moda l'educazione e il rispetto.



Qual è il nome più buffo che hai sentito?

Quel povero bambino chiamato come una grande azienda di elettrodomestici ahahahahaha. Non lo dico per non fare pubblicità.



Ti sei mai "innamorato" di un nome?

No, anche se mi piace molto il nome Ilaria e Caterina.



Qual è il tuo "superpotere" artistico?

Chi mi conosce dice che ho il vantaggio rispetto agli altri di avere una spiccata sensibilità e empatia. In effetti è vero. Percepivo talmente tanto le persone a me vicine, da stare male quando loro stavano male anche se non lo dicevano. Di “sentire” cosa le affliggeva e anche quando erano felici. Era tutto talmente disturbante per me che son dovuto ricorrere ai ripari. 

Oggi prendo medicine che calmano tutto ciò e sto molto meglio, anche se qualcosa “sento” sempre. L'altro superpotere che secondo me ho, è il fatto di essere ambidestro. Nel mio lavoro questo aiuta tantissimo.




Se potessi avere un nome "magico" con un potere speciale, quale sarebbe?

Ce l'ho. Come detto prima il “Novies Lucens”. Il che mi rende parecchio, parecchio, orgoglioso.


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giovedì 30 gennaio 2025

"L' ARTE DI ESSERE AMICI"

 




"Un valore antico , l'AMICIZIA, trattato in un'epoca moderna, contemporanea, dove nella società odierna vissuta sotto il segno della comunicazione e dei social, fa da piattaforma di analisi e ricerca per un artista poliedrico e trasversale come Salvo Ardizzone".

Liliana Nigro


Allora partiamo dal fatto che la maggior parte degli amici intervistati, quasi l’80% afferma di essere appassionato da piccolo del disegno, del colorare. Cosa esattamente ricordi di quel periodo? Soggetti? Colori? A matita? Colori a spirito?

Ho di quel periodo un'immagine tenera e viva. Ricordo nitidamente un bambino che trascorreva lunghi pomeriggi assolati nella grande cucina della casa dei nonni immerso fra “pongo” da plasmare e quantità indefinite di matite colorate e pennarelli con cui voracemente riempiva pannelli di compensato con disegni di animali copiati dagli album di figurine . Un bambino che amava realizzare assemblaggi di oggetti applicati con lo scotch su tavolette di legno.

Ho un altro ricordo fortemente ancorato a quel periodo, l'arrivo della zia, da quella che io consideravo una grande città, Lucca, e il suo immancabile e fantastico regalo già riconoscibile dalla forma, la scatola di cartone con 36 pennarelli, la confezione contenente il magico pennarello bianco.

La felicità incontenibile era impressa negli occhi di quel bambino, nella fortuna di poter avere fra le mani la bellezza di quei pennarelli e la possibilità di poterli ordinare secondo i colori dell'arcobaleno.


Il “bambino feto” della tua serie chiamata “Identikit” è un soggetto immagine più volte ripreso nel tuo percorso artistico cosa rappresenta per te?

“Identikit”è un percorso intimo che narra un particolare periodo della mia vita.
Destrutturazione, accoglienza, accettazione, comunicazione, interazione, autoanalisi... Identikit inteso come costruzione o ricostruzione di sé attraverso immagini, proiezioni, suggestioni e immaginazione, frammenti da assemblare per dare un volto a ciò che si è.

Per raccontare tutto questo ho scelto l'immagine del “bambino feto” in quanto simbolo delicato e potente della vita che nasce, cresce e si evolve, simbolo di un percorso e di un impegno serio che ognuno di noi è chiamato a portare avanti.
È l'Io radicato dentro ad ogni persona, l'energia, il soffio vitale michelangiolesco, un piccolo Uomo che si affaccia al mondo e si confronta con i propri e gli altrui sentimenti. È il seme da coltivare per costruire la speranza di un'umanità nuova.


Tra le tue opere grafiche, ci sono anche dolci, cannoli, cassate e altro cibo. Che rapporto hai con il cibo e perché lo rappresenti nelle tue opere grafiche?

Rappresentare certi alimenti è un pretesto giocoso per creare equilibri tra forme e colori.
Mi affascina l'idea pop di un cibo che catturi e riempia esteticamente gli occhi attivando la percezione di bontà, golosità, desiderio e voluttà, un appagamento che dia piacere al di là di ogni reale senso di colpa o proibizione.
Oltre ai dolci da te citati, qualche anno fa, affascinato dall'eleganza e dalle geometrie delle composizioni dei cibi giapponesi, realizzai una serie di opere in collage denominata “Oriental food experience”.

Rientrando dai tuoi numerosi viaggi, trovi scontato dire che attingi ai colori ai soggetti del luogo? Uno su tutti la Puglia?


Quello con la Puglia è stato un innamoramento forte e immediato, l'accoglienza di un luogo con cui senti la tua anima vibrare all'unisono con lo stupore, la casa a cui senti di appartenere, l'abbraccio caldo del ritorno.

Un viaggio nella luce e nei colori di una terra dura e generosa, circondato da una natura primigenia e potente e dalla bellezza di un'architettura che stordisce e meraviglia, preziosa e fragile come un ricamo. Questa energia, sentimenti e suggestioni, sono esplosi nelle opere della serie che ho poi chiamato “Viaggio Mediterraneo”, in cui protagonisti, oltre alla luce forte del Sud e ai colori, sono la pianta e il frutto fico d'India, simbolo totemico di resistenza e adattamento, opera d'arte naturale, visione che incanta e ispira.





Come dicono alcuni tuoi critici “grafica netta, decisa e ben tracciata” infatti nei tuoi college, tutto giù tutto questo emerge. quando hai iniziato ad usarlo?

Ricordo perfettamente quando ho incontrato il collage lungo il mio percorso perchè il momento è legato ad un episodio personale che ti racconto.

L'anno è il 2015, febbraio il mese.

Avevo organizzato una cena per festeggiare il mio quarantesimo compleanno ed invitato alcune persone care con cui condividere quell'occasione particolare.

Pochi giorni prima della data fissata sentii che dovevo essere io la persona che in qualche modo avrebbe dovuto ringraziare, grato dell'amicizia e della loro presenza, e mi venne l'idea di dipingere dei quadri di piccole dimensioni come cadeaux a ricordo di quella serata. Ma il tempo era poco e non sarei mai riuscito a terminarli. E non volevo rinunciare a quell'idea.

Avevo necessità di realizzare in modo veloce un certo numero di opere. Da lì il pensiero di provare a assemblare dei collages; cartoncini colorati, forbici, colla e così mi affacciai su questo nuovo mondo.

Da allora il collage continua ad affascinarmi ed affiancarmi e risulta fondamentale per la creazione di certi dipinti, oltre a rimanere tecnica autonoma che con il tempo si è evoluta e affinata.


Preferisci usare il pennello o le forbici?

Sono entrambi strumenti con cui dare forma alle idee.

Il collage ha apparentemente un approccio più ludico, cattura l'idea con la possibilità di essere modificata fino al momento in cui non si ha la certezza che quella ottenuta sia la versione definitiva del tuo pensiero. La pittura conferma quella scelta.


Ed ecco la domanda fil rouge! qual è la tua opera unica? La tua prima opera dove puoi affermare: Ecco questa è un'opera d'arte!

Trovo che oggi il termine “opera d'arte” sia spesso abusato o impropriamente utilizzato. Non amo definirmi o essere definito artista, tanto da aver optato per “creatore di immagini” come termine per descrivere la mia propensione al giocare con immagini, forme e colori, accostamenti che riescono a far emergere emozioni e/o portare a riflessioni.

Non c'è un mio lavoro per cui con sicurezza potrei affermarti “Ecco questa è un'opera d'arte!”, ma sono convinto di aver realizzato alcune opere particolarmente comunicative, attuali ed empatiche che possono raccontare uno specifico progetto, un periodo o un personale stato emotivo. Sono le opere che continuano a vivere nella loro autonomia, contemporaneità e “freschezza” nonostante il trascorrere del tempo.


Ti seguo da un po’, ma la nostra collaborazione parte da Raffaello, dal suo Vinci?autoritratto condiviso in un post, dove lo abbiamo raffigurato nel nostro stile, durante la “pandemia”. Tu tra l’altro abiti a due passi dal Rinascimento la grande Firenze. Io personalmente quando vado a Firenze, mi ritrovo con me stesso a pensare di essere nel ‘500, a girovagare per le vie della città a respirare quegli elementi architettonici e pensare ai Medici e a Lorenzo il Magnifico, cose che non mi capitano in altre città. Tu hai mai incontrato Botticelli, Brunelleschi, Donatello, Michelangelo o Leonardo da Vinci?


Ritengo che camminare fra le strade che hanno visto fiorire e sbocciare il Rinascimento sia un grandissimo privilegio, una continua scoperta che regala emozioni ad ogni angolo, particolari che narrano di storie passate, ormai universali, che hanno reso iconica la città di Firenze. Scorci che riportano allo splendore, alla cultura e ad una quotidianità lontana che ancora si respira prepotentemente e dona quella meraviglia con cui è impossibile non interagire emotivamente.

Gli occhi percorrono linee architettoniche, accarezzano e indagano corpi marmorei innescando dialoghi con i grandi nomi da te sopra citati e con loro ti ritrovi a trascorrere tempo senza tempo, bambino dal cuore gonfio di stupore e insaziabile di storie impensabili. Ed ogni volta è sempre bello tornare ad ascoltarli.


Qual è il tuo dipinto più difficile che hai realizzato, dove hai trovato delle difficoltà tecniche di realizzazione o resa oppure difficoltà nel messaggio?

Per quanto riguarda i dipinti non parlerei di difficoltà tecniche o realizzative in quanto riproposizione in scala maggiore di un progetto precedentemente ideato. Indubbiamente occorre maggiore impegno, concentrazione e pazienza nel creare il “bozzetto”, che di per sé è già opera autonoma. In tal senso, su tutti, particolarmente impegnativi sono stati i ritratti di “Medusa” e “Nettuno”.


E a proposito di opere famose ho visto che attingi molto spesso al Rinascimento o alle opere classiche.

Quale opera di quel periodo ti piacerebbe avere a casa?

Ultimamente sento una forte attrattiva verso la metafisica, il colore forte, contrastato e metallico delle opere di Agnolo Bronzino. Bellezza atemporale e silente.


Le tue opere sono di medie e piccole dimensioni qual è l'opera tua più grande che hai realizzato e se pensi di spingerti oltre a queste dimensioni?

L'opera commissionata e realizzata di più grandi dimensioni raffigura “San Michele” ed è un acrilico e foglia oro su tavola che misura cm 170x240.

Ti confido, uno dei miei sogni rimane la realizzazione di un grande murales.




Ringrazio Salvo per avermi voluto fra i suoi quaranta Amici e Artisti contemporanei nel suo prezioso libro, in cui Arte, curiosità e legami nati attraverso i social si intrecciano in una lettura confidenziale e ricca di aneddoti intriganti.

salvo ardizzone, l'arte di essere amici, andrea mattiello, intervista, libro, artista, artist, arte contemporanea, contemporary art, pop art, amicizia, curiosità, 

mercoledì 15 gennaio 2025

"CROCIFISSO DI LUCE - OPERA DI FILIPPO BIAGIOLI"

 




Così si racconta l'artista Filippo Biagioli in merito alla sua ultima fatica artistica, "Ho sentito Dio dirmi (chiamiamola Epifania), verso metà Dicembre 2024, di realizzare un Crocifisso a mia grandezza e successivamente portarlo a spalla alla Chiesa di Santo Stefano. Da Chiesina di Ponte di Serravalle, fino a Serravalle Pistoiesedove sorge dal 1200, la chiesa menzionata.

"Così, come sempre ho ascoltato e fatto". 
L’Opera è stata creata con legno di scarto, pulito, restaurato e scolpito. Sono stati scelti i color  bianco e oro, sia per la loro armonia sia per il loro significato esoterico. Nella più classica interpretazione, il bianco viene associato alla purezza, alla divinità, a qualcosa di non contaminato. L’oro è il simbolo divino del valore, del prezioso e anche in questo caso, di puro. Niente di tutto questo. 
Secondo l'artista queste sono  interpretazioni che oggi la gente si racconta fra loro convincendosi di essere Alchimisti, Esoteristi, Studiosi della Grande Arte. Ma non è così. 
Bianco e Oro hanno altri significati e l'artista li ha usati per i loro significati veri, inserendo la scritta ebraica “אור”, che significa Luce. 
Ai Piedi di Cristo crocifisso, c’è una Croce di Gerusalemme. 

"L’Opera è dedicata alla Luce di Cristo, poichè è ciò che ho maggiormente sentito durante la mia “Epifania”.

In questo VIDEO, non viene documentata la Creazione dell’Opera perchè fatta seguendo Operazioni Esoteriche Segrete, ma racconta la Processione fatta e la Sua collocazione.

É stato qualcosa di meraviglioso. La fatica fisica si è trasformata in pura essenza spirituale, regalandomi un trasporto che è impossibile da raccontare“.

Sono stati momenti faticosi fisicamente, anche familiari, considerando il periodo natalizio. Sono partito da solo, ma poco dopo è arrivata mia cognata; poi mia moglie. Ci siamo incamminati, con gli automobilisti che ci guardavano straniti e questo mi faceva ridere. Ormai siamo arrivati al paradosso che se vedi qualcuno picchiato per strada te ne freghi, ma se vedi una persona con un Crocifisso nel periodo natalizio sembra una cosa fuori dal mondo.

Del resto però, io ciò che mi è stato chiesto, l’ho fatto. Mi ha fatto piacere, ci ha fatto piacere.

Vado diritto per la mia strada e continuo a lavorare per un Sereno dialogo fra tutte le forze guerra".

Pace.


filippo biagioli, crocifisso di luce, serravalle pistoiese, artista, arte tribale contemporanea, 

venerdì 29 novembre 2024

FABIANI ARTE - ASTA 115"

 

Entusiasta e lieto di comunicare che nella prossima asta, presso Fabiani Arte, Montecatini Terme (PT), "ASTA 115 - Arte Moderna e Contemporanea" del 17 dicembre 2024 sarà presente una mia opera con il numero di lotto 81.

https://www.fabianiarte.com/it/asta-0115/asta-di-arte-moderna-e-contemporanea.asp?action=reset#catalogue


Condivido con gli amici collezionisti e tutti gli interessati il link all'opera in asta:


andrea mattiello, "Amore, guerra, morte"

acrilico su tela, cm 70x50; 2023


https://www.fabianiarte.com/it/asta-0115/mattiello-andrea-andrea-mattiello-amore-guerra-morte-58676



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domenica 10 novembre 2024

"POPTRAITS"

 


andrea mattiello, poptraits, andy warhol, keith haring, jean michel basquiat, pop art, artist, artista, arte contemporanea, galleria arte, collage, collage art

mercoledì 23 ottobre 2024

"RITRATTI"

 

Dialoghi sul blu.

andrea mattiello "Medusa", acrilico su tela, cm 70x80; 2022

andrea mattiello "Frida", acrilico su tela, cm 70x80; 2022

andrea mattiello "Oscar", acrilico su tela, cm 70x80; 2022

andrea mattiello "Nefertiti", acrilico su tela, cm 70x80; 2024


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