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mercoledì 30 ottobre 2013
ANDREA MATTIELLO: NEXT EVENT
giovedì 17 ottobre 2013
"PAPER"; Primo Piano Livingallery - Lecce
PAPER
19
OTTOBRE - 13 NOVEMBRE 2013
Inaugurazione
SABATO 19 OTTOBRE ore 20,00
A
cura di Dores & Rose Sacquegna
Con
la mostra PAPER, la Primo Piano LivinGallery, ha il piacere di
presentare un progetto ambizioso dedicato alla carta, con opere di
artisti nazionali ed internazionali. Nel palazzo che ospita la
galleria, nelle sale attigue a quelle adibite alle esposizioni, c’è
la Primo Piano Atelier, un laboratorio artigianale dedicato allo
studio e alla pratica delle tecniche della Grafica d’Arte. PAPER è
suddivisa in tre sezioni: Grafica d’Arte, Illustrazione, Poesia
Visiva. La mostra comprende opere che risalgono ad un arco di tempo
che va dal 1980 ad oggi.
La
mostra si pare con l’intervento di SALVATORE LUPERTO, direttore del
Museo MACMa a Matino (Lecce), che presenterà il video “SAL SAL
INA SAL ENTO, il mito della Poesia Visiva” e con la
performance “Voce” dell’artista di poesia visiva e sonora
LILIANA EBALGINELLI.
Note
sul video in proiezione: “SAL SAL INA SAL ENTO, il
mito della Poesia Visiva” è un prezioso documento audiovisivo,
presentato al Museo MACMa di Matino (Lecce),
in
occasione del Cinquantenario dalla nascita della Poesia Visiva. Il
video, curato da Salvatore Luperto, è stato realizzato grazie alla
collaborazione di Giovanni Giangrande, Liliana Ebalginelli e Biagio
Putignano. Il filmato, sponsorizzato dalla Banca Popolare Pugliese,
recensito da Lamberto Pignotti, già presentato il 22 Maggio 2013 dal
noto critico Claudio Cerritelli presso l’Accademia di Brera di
Milano, nella Biblioteca Comunale di Tuglie (Le), all’Accademia
BB.AA di Roma è attualmente inserito nei programmi delle iniziative
culturali (in luoghi istituzionali e non) delle città di Firenze e
di Palermo.
Dalla
premessa di Salvatore Luperto: “Nel 1963 alcuni giovani
intellettuali, poeti, artisti, musicisti, filosofi, animati di
spirito critico, fondano a Firenze il Gruppo
Settanta
e attuano una battaglia semiotica contro il potere costituito e il
cosiddetto “quarto potere” attraverso una nuova lingua mutuata
dal linguaggio della civiltà tecnologica e dai mass-media. Eugenio
Miccini, Lamberto Pignotti e poi Michele Perfetti, Lucia Marcucci,
Roberto Malquori, prelevano immagini e testi da altri contesti
(riviste, manifesti, rotocalchi, pubblicità) e cancellandoli o
associandoli ad altri segni, scritte e parole ne manipolano il
significato, smascherando l’autentico obiettivo della stampa e
della sua capziosa pubblicità. Con lucida ironia criticano la
società e i sistemi di comunicazione, attraverso la
decontestualizzazione e la scomposizione delle immagini che
reinterpretate vengono ricomposte in nuovi e più convincenti
significati poetici. Dopo cinquant’anni, questo storicizzato e
consolidato evento, viene proposto decontestualizzato dai consueti
topos (libri, cataloghi, riviste, mostre, musei) e ricontestualizzato
nella Salina
dei Monaci della
Palude del Conte di
Torre
Colimena,
nel Salento”.
Fernando Andolcetti, Nanni Balestrini, Ferruccio Cajani, Ugo Carrega,
Cosimo Cimino, Marina Comandini, Susan Dutton, Liliana Ebalginelli,
Nicola Elia, Vittorio Fava, Anselmo Febles, Oscar Gillespie, Matthiew
Giuffrè, Monique Ariello Laugier, Roberto Malquori, Jerome Maillet,
Marco Marchiani Mavilla, Lamberto Pignotti, Michele Perfetti, Dores
Sacquegna, Adriano Spatola, William Xerra.
ARTISTI IN MOSTRA:
PRIMO
PIANO ATELIER – E’
la sezione dedicata alla didattica e all’insegnamento di tecniche
dell’incisione tradizionale e sperimentale (Calcografia,
Xilografia, Linoleumgrafia, Litografia) e del Libro d’Artista.
L’Atelier, aperto nel 2006, ospita annualmente artisti e incisori,
provenienti da ogni parte del mondo, che seguono corsi full
immersion. Il lab è diretto da Dores Sacquegna. Info:
www.primopianoatelier.com
LILIANA EBALGINELLI - Nata a Schio (VI), vive a Milano. Dopo l'esperienza di ricerca nel campo della cultura popolare italiana, collabora con l'associazione Archivi del '900 di Luigi Olivetti, curando nel 2000 la mostra A!E!I!O!U! Aldo Palazzeschi: 1905-1914 (CD audio, Leditrice, 2001). Da anni opera nel campo della poesia visuale e sonora. Con Ferruccio Cajani ha fondato nel 2001 lilianaebalginelli Editrice (specializzata in visual e-book e CD fonici, attiva fino al 2005) e la rivista bilingua online di poesia contemporanea ULU-LATE da lei diretta e cui collabora Arrigo Lora Totino. Mostre personali:
Esplodità con Paolo Brunati Urani, Ferruccio Cajani e Arrigo Lora Totino (Museo della Carale, Ivrea 2010), Psiche poema in versi e Xl tavole (Officina Coviello, Milano 2011), Vado là e nulla mi può gridare con Anna Oberto e Lucia Pescador (Museo della Carale, Ivrea 2011).
Libri editi: L (1999), Voyage (coautore F. Cajani, 2001), L/Amami (2007), Medusa (coautore Antonio Agriesti, (2009), Manes (2010), video Sal Salina Salento, Il mito della poesia visiva (2012). Info:www.ulu-late.com
| Eliana Ebalginelli |
William Xerra
Primo
Piano LivinGallery
Viale
G. Marconi 4
Lecce,
Italy 73100
Tel/fax:
0832.30 40 14
GIORNI
E ORARI
dal
lunedì al venerdì dalle ore 11-13/16-19:30
Sabato
dalle ore 16-20
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lunedì 7 ottobre 2013
"LIKE A PRAYER" - "COME UNA PREGHIERA"
| andrea mattiello "Come una preghiera" acrilico, pastello e collage su tela cm 20x20; 2009 |
andrea mattiello, come una preghiera, acrilico, pastello, collage, tela, 2009, identikit, catalogo identikit, filippo biagioli, arte, arte contemporanea italiana, artista, creatore di immagini, artista emergente, giovane artista, pittore, creatore di immagini, opere, tecnica mista, tecniche miste su tela, galleria, gallery, esposizione, adigrafia, adigraf, cartone vegetale, laminil, mattiello andrea
domenica 29 settembre 2013
"SECRET PROJECT REVOLUTION" - Madonna and Steven Klein
Benvenuti.
Dopo tanta attesa, anticipazioni, curiosità e interrogativi, non potevo non omaggiare con un post il "Secret Project Revolution" firmato Madonna e Steven Klein.
Un inno alla libertà personale e di espressione, alla capacità di poter avviare un "cambiamento creativo" contro l' intolleranza in ogni sua forma.
"L'obiettivo è quello di mostrare attraverso il Secret Project il mio impegno creativo nell'ispirare il cambiamento del mondo attraverso l'espressione artistica. Spero che il mio film e gli altri mezzi di Art For Freedom smuovano le persone nell'esprimere la propria espressione creativa per aiutare a combattere l'oppressione"
Madonna
"Questo film opera su molti livelli. Esamina le nostre prigioni private, mette in discussione quello che facciamo, come lo facciamo e il modo in cui trattiamo gli altri, mettendo in discussione i nostri governi e i nostri modelli di pensiero. Pensateci. Il potere dell'arte può portare alla pace..."
Steven Klein
sottotitoli in italiano
Un mio piccolissimo personale "contributo" per omaggiare le tematiche legate al Secret Project
andrea mattiello "la rivoluzione viene da dentro"
acrilico su adigrafia su carta cm 35x25; 2012
Al prossimo post ;)
Andrea
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mercoledì 25 settembre 2013
"MASCHERATO" - "MASKED"
| andrea mattiello "Mascherato" acrilico, pastello, grafite e collage su tela cm 60x70; 2009 |
giovedì 19 settembre 2013
"NAMJI, NUCHU, GIO' O, HINA NAGASHI, THE IMPORTANCE OF "DOLLS" IN RITUAL ARTS"
Namji, Nuchu, Gio'o, Hina Nagashi, the importance of “dolls” in ritual arts
The history of dolls is centuries-old: made for ritual votive purposes, their traces have been found in the most ancient societies. Afterwards, they became ludic objects increasingly involved in mass distribution. Dolls have been made with various materials such as paper, cardboard, wood, porcelain, wool, and they have been crafted in all shapes and dimensions to make precious play “objects”. But a deeper, archetypical importance lies in the object “doll”, a value that goes beyond the mere pastime or home accessory. First, the doll (plush toy or baby doll, depending on the materials it is made of) is the more or less caricaturized image of the man; this direct bond causes an intrinsic relationship between the “toy” and its owner, a relationship made of exchange and interplay in which the user can imagine, express, and concretise all their anxieties, their doubts, their incoherence and their fears.
Dolls, therefore, can be seen with no further doubt as the mirror of society, of territory, its inhabitants and their tradition and rituality. This everlasting ritual link connects Central-Western Africa (Cameroun), Central America (St. Blas Islands, Panama coasts and internal Columbian woods), Southern Europe (Northern Tuscany area, Italy) and Eastern Asia (Japan), places where today survives a strong rituality connected to these traditions. In Africa, specifically in the Cameroun area, the Namji tribe creates wooden dolls embellished with beads, feathers, cloth and many other elements. Their final purpose is to be given to young girls, who will play with them and, at the same time, receive a propitiatory influence on their fertility. Girls give a name to such dolls, nourish them and take care of them, carrying them everywhere they go, creating an uninterrupted dialogue. This ritual contributes to prepare the young Namji woman to maternity.
Namji Ritual Doll, Camerun
It is not by chance that I have mentioned my “Gio'o dolls” in this article, because they, like the Namji dolls, have a “propitiatory” function. The name of my creations comes from the word “gioco” (game in Italian) that in the dialect spoken in my area (Serravalle Pistoiese) becomes “gio'o” (the 'c' is silent). I chose this name because playing is an essential part of the human being, at any age. Playing is the easiest way to learn to relate to others and to the world around us. The ritual characteristic of “Gio'o dolls” does not lie in their final form, but in the act of creating them, which I perform as a real Mantra. I often feel lonely, but not the kind of physical loneliness of those who have nobody around them, rather an absolute loneliness that, in some cases, feels like a painful “interior emptiness”. This generates a sense of misery in me, which is the cause of my continuous need of human interaction; I fill this void with the creative ritual of “Gio'o dolls”. The holiness and the monotony of the actions, which start with choosing wood to create the doll and end with the final opera, coloured and decorated, are a sort of repetitive prayer that has the power to alleviate my pain. The doll I created, therefore, had the aim to protect me from the demon of loneliness and also became the keeper of the memory of its creation when, during all the stages of the process, I never felt lonely.
Filippo Biagioli Gio'o Doll, Italy (Serravalle P.se)
Filippo Biagioli Gio'o Doll, Italy (Serravalle P.se)
Filippo Biagioli Gio'o Doll, Italy (Serravalle P.se)
Gio'o Doll Filippo Biagioli European Tribal Art
The protective and curative side of the process is even more evident in the Central American area, where the Kuna (Cuna) people, about 20000 individuals living between St Blas Islands and Colombian forests, makes some “Spirit dolls” called Nuchu. They are made with wood and their appearance can range from being simple and instinctive to more detailed and elaborated. What stimulates my curiosity about Nuchu dolls is that they are not crafted by a single person in charge of this work, but by two entities, as if the creation of a ritual object (a doll, in this case) was a process of enrichment through “passing down” a tradition within a tribe, instead of being a single work of the shaman (curandero, tribal doctor or whatever other name we want to give to the spiritual and curative leader of the tribal society). The first step in the crafting process is made by the woodcarver, who decides the shape of the doll according to their ability, then the doll is given to the local doctor who has the power of inserting a “spirit” into it. The spirit that will find a home in it will always be a positive, good natured one, will never be negative, dangerous or evil to other people because the ritual value of these dolls lies in the protection of their owner's health. In fact, it is a popular belief that “bad” or “evil spirits” often get into the body of an ill person to make their recovering harder. Nuchu dolls are created to prevent these events.
Kuna Nuchu Doll, Isole San Blas
Kuna Nuchu Doll, Isole San Blas
Kuna Doll Cuna Panama Isole San Blas
Great importance is given to evil spirits and health in the ancient ritual of Hina Nagashi, which is performed in Japan during Hina Matsuri (Festival of Dolls). It is a popular belief that these bidimensional dolls (but the traditions vary from region to region) , made of wood or hay, can attract and trap inside themselves evil spirits and the ilnessess of young women; therefore, during the days of the Festival, it is a tradition to lay these dolls on watercourses so that the flow can take them away, along with ilnesses and evil spirits hoarded during the year.
Hina Nagashi ( 雛祭り) ( 雛流し ), Japan
Hina Nagashi ( 雛祭り) ( 雛流し ), Japan
流しびな 提供 Hina Nagashi Japan Hinamatsuri
The purpose of the ritual connected to the handcrafting of the doll changes, as we have seen, from zone to zone. The common trait of ritual importance uniting the various areas is to be found in the consideration and collocation of this image of a human figure between Mankind, the people who actually lives and walks on Earth, and an Superior Spirit. The latter, housed in the doll, becomes a concrete and familiar element, a sort of protector or guardian for its owner to the point of creating an unbreakable link of mutual enrichment between the doll and the person who possesses it.
I would like to thank the Japanese Institute of Culture – Shimogamo-jinja.or.jp – MAP Museo Arti Primarie - Primary Art Collection C. Felici - Daisy Triolo – Alice Borchi.
Filippo Biagioli
contemporary tribal art artist
The history of dolls is centuries-old: made for ritual votive purposes, their traces have been found in the most ancient societies. Afterwards, they became ludic objects increasingly involved in mass distribution. Dolls have been made with various materials such as paper, cardboard, wood, porcelain, wool, and they have been crafted in all shapes and dimensions to make precious play “objects”. But a deeper, archetypical importance lies in the object “doll”, a value that goes beyond the mere pastime or home accessory. First, the doll (plush toy or baby doll, depending on the materials it is made of) is the more or less caricaturized image of the man; this direct bond causes an intrinsic relationship between the “toy” and its owner, a relationship made of exchange and interplay in which the user can imagine, express, and concretise all their anxieties, their doubts, their incoherence and their fears.
Dolls, therefore, can be seen with no further doubt as the mirror of society, of territory, its inhabitants and their tradition and rituality. This everlasting ritual link connects Central-Western Africa (Cameroun), Central America (St. Blas Islands, Panama coasts and internal Columbian woods), Southern Europe (Northern Tuscany area, Italy) and Eastern Asia (Japan), places where today survives a strong rituality connected to these traditions. In Africa, specifically in the Cameroun area, the Namji tribe creates wooden dolls embellished with beads, feathers, cloth and many other elements. Their final purpose is to be given to young girls, who will play with them and, at the same time, receive a propitiatory influence on their fertility. Girls give a name to such dolls, nourish them and take care of them, carrying them everywhere they go, creating an uninterrupted dialogue. This ritual contributes to prepare the young Namji woman to maternity.
Namji Ritual Doll, Camerun
It is not by chance that I have mentioned my “Gio'o dolls” in this article, because they, like the Namji dolls, have a “propitiatory” function. The name of my creations comes from the word “gioco” (game in Italian) that in the dialect spoken in my area (Serravalle Pistoiese) becomes “gio'o” (the 'c' is silent). I chose this name because playing is an essential part of the human being, at any age. Playing is the easiest way to learn to relate to others and to the world around us. The ritual characteristic of “Gio'o dolls” does not lie in their final form, but in the act of creating them, which I perform as a real Mantra. I often feel lonely, but not the kind of physical loneliness of those who have nobody around them, rather an absolute loneliness that, in some cases, feels like a painful “interior emptiness”. This generates a sense of misery in me, which is the cause of my continuous need of human interaction; I fill this void with the creative ritual of “Gio'o dolls”. The holiness and the monotony of the actions, which start with choosing wood to create the doll and end with the final opera, coloured and decorated, are a sort of repetitive prayer that has the power to alleviate my pain. The doll I created, therefore, had the aim to protect me from the demon of loneliness and also became the keeper of the memory of its creation when, during all the stages of the process, I never felt lonely.
The protective and curative side of the process is even more evident in the Central American area, where the Kuna (Cuna) people, about 20000 individuals living between St Blas Islands and Colombian forests, makes some “Spirit dolls” called Nuchu. They are made with wood and their appearance can range from being simple and instinctive to more detailed and elaborated. What stimulates my curiosity about Nuchu dolls is that they are not crafted by a single person in charge of this work, but by two entities, as if the creation of a ritual object (a doll, in this case) was a process of enrichment through “passing down” a tradition within a tribe, instead of being a single work of the shaman (curandero, tribal doctor or whatever other name we want to give to the spiritual and curative leader of the tribal society). The first step in the crafting process is made by the woodcarver, who decides the shape of the doll according to their ability, then the doll is given to the local doctor who has the power of inserting a “spirit” into it. The spirit that will find a home in it will always be a positive, good natured one, will never be negative, dangerous or evil to other people because the ritual value of these dolls lies in the protection of their owner's health. In fact, it is a popular belief that “bad” or “evil spirits” often get into the body of an ill person to make their recovering harder. Nuchu dolls are created to prevent these events.
Great importance is given to evil spirits and health in the ancient ritual of Hina Nagashi, which is performed in Japan during Hina Matsuri (Festival of Dolls). It is a popular belief that these bidimensional dolls (but the traditions vary from region to region) , made of wood or hay, can attract and trap inside themselves evil spirits and the ilnessess of young women; therefore, during the days of the Festival, it is a tradition to lay these dolls on watercourses so that the flow can take them away, along with ilnesses and evil spirits hoarded during the year.
The purpose of the ritual connected to the handcrafting of the doll changes, as we have seen, from zone to zone. The common trait of ritual importance uniting the various areas is to be found in the consideration and collocation of this image of a human figure between Mankind, the people who actually lives and walks on Earth, and an Superior Spirit. The latter, housed in the doll, becomes a concrete and familiar element, a sort of protector or guardian for its owner to the point of creating an unbreakable link of mutual enrichment between the doll and the person who possesses it.
I would like to thank the Japanese Institute of Culture – Shimogamo-jinja.or.jp – MAP Museo Arti Primarie - Primary Art Collection C. Felici - Daisy Triolo – Alice Borchi.
Filippo Biagioli
contemporary tribal art artist
"NAMJI, NUCHU, GIO' O, HINA NAGASHI : L'IMPORTANZA DELLE "BAMBOLE" NELLE ARTI RITUALI"
Namji, Nuchu, Gio'o, Hina Nagashi, l'importanza delle “bambole” nelle arti rituali
Lunga secoli è la storia delle bambole. Realizzate a scopo votivo rituale, se ne trovano traccia nelle più antiche civiltà. Successivamente esse sono divenute oggetto ludico, per una sempre più diffusione di massa. Le bambole sono state costruite utilizzando i materiali più vari, come per esempio carta, cartone, legno, porcellana, lana e le più varie forme e dimensioni, il tutto teso a realizzare questi preziosi “oggetti” di svago. Ma c'è un'importanza più profonda e archetipica che avvolge l'oggetto “bambola”, un valore che supera il mero passatempo o l'essere semplicemente un oggetto di arredamento. Innanzitutto la bambola (pupazzo o bambolotto, a seconda dei materiali con cui è creata) è la raffigurazione più o meno caricaturale dell'uomo, un legame diretto questo che fa innescare un rapporto intrinseco tra i due, quindi tra il “giocattolo” e il suo proprietario, fatto da un gioco di scambi e relazioni, nel quale il fruitore può immaginare, manifestare e concretizzare tutte le sue ansie, i suoi dubbi, le incoerenze e le paure.
Le bambole dunque, si collocano di diritto come uno specchio della società, del territorio, dei suoi abitanti e della loro tradizione e ritualità. Questo filo indissolubile e rituale connette l'Africa centro – occidentale (Camerun), l'America centrale (Isole San Blas, coste Panama e interno foreste della Colombia), l'Europa del sud (Italia, area nord Toscana) e l'Asia orientale (Giappone), luoghi dove oggi vive una forte ritualità legata a queste raffigurazioni. In Africa nell'area camerunese la tribù Namji realizza in legno bambole che poi verranno arricchite con perline, piume, stoffa e molti altri elementi. Il loro scopo ultimo è essere destinate alle bambine, le quali potranno giocarci e contemporaneamente ricevere da esse un influsso propiziatorio riguardante la fertilità. Tali bambole vengono battezzate con un nome, vengono nutrite e curate dalle bambine che le portano sempre con loro, creandone un dialogo ininterrotto. Tutto questo rito contribuisce a preparare la giovanissima donna Namji alla futura maternità.
Namji Ritual Doll, Camerun
Non a caso ho inserito le mie “Gio'o doll” in questo articolo, perché anch'esse, come le bambole Namji. servono per “propiziare”. Il nome delle mie creazioni deriva dalla parola “gioco” che nel dialetto della mia zona (Serravalle Pistoiese) diventa “gio'o” (con la “c” aspirata). Ho scelto questo nome perché il gioco, è da sempre parte integrante dell'essere umano in qualsiasi fascia d'età. Giocare è la maniera più facile per apprendere e per imparare a relazionarsi con gli altri e il mondo che ci circonda. Le bambole sono perfette per questo scopo. L'aspetto rituale delle “Gio'o doll” non è nell'atto finale della figura compiuta, ma è nell'atto della creazione che io eseguo al pari di un vero e proprio Mantra. Mi sento molto spesso solo, ma non una solitudine fisica di chi non ha nessuno intorno a sé, piuttosto una solitudine assoluta che per certi frangenti assume quasi l'aspetto di un doloroso “vuoto interiore”. Ciò mi crea sofferenza che fa nascere il mio continuo bisogno di calore umano. Tutto ciò lo colmo con il rituale creativo delle “Gio'o doll”. La sacralità e i gesti ripetitivi che partono con lo scegliere il legno con cui verrà realizzata la bambola, fino a divenire opera compiuta colorata e decorata, è una sorta di preghiera ripetitiva la quale ha il dono di placare il mio star male. La bambola da me realizzata ha avuto, quindi, la funzione di proteggermi dal demone della solitudine e diventa inoltre la custode del ricordo legato alla sua realizzazione, in cui durante tutte le tappe del processo non mi sono sentito solo.
Filippo Biagioli Gio'o Doll, Italy (Serravalle P.se)
Filippo Biagioli Gio'o Doll, Italy (Serravalle P.se)
Filippo Biagioli Gio'o Doll, Italy (Serravalle P.se)
Filippo Biagioli Gio'o Doll, Italy (Serravalle P.se)
L'aspetto protettivo e curativo si accentua ancor di più nell'area centro americana, dove il popolo Kuna (Cuna), circa ventimila persone viventi tra le isole San Blas e l'interno delle foreste colombiane, realizza delle “Spirit doll” chiamate Nuchu. Sono costruite in legno e possono spaziare da un aspetto esteriore più semplice e istintivo fino ad uno particolareggiato e più elaborato. Mi suscita curiosità come le “Nuchu Doll” non siano realizzate da una sola persona predisposta a ciò, ma da due entità, come se la creazione di un oggetto rituale (la bambola in questo caso) sia un percorso di arricchimento tramite passa-mano all'interno di una tribù, anziché il risultato di una singola lavorazione dello sciamano (curandero, medico di medicina tribale o qualsiasi altro nome con cui vogliamo definire la guida spirituale e curativa della società tribale). Il primo passo nel cammino realizzativo viene fatto dall'intagliatore che ne decide la forma in base alle proprie abilità, dopo di che la bambola scolpita passa al medico di zona, che ha il compito di introdurre uno “spirito” in queste figure. Lo spirito che troverà casa dentro di esse è sempre positivo, tendente al bene, non sarà assolutamente negativo, maligno o nocivo per le altre persone, poiché il valore rituale di queste bambole in legno si trova proprio nella protezione della salute del suo proprietario. E' credenza popolare infatti, che gli “spiriti cattivi” o “maligni” entrino nel corpo della persona malata per ostacolarne la guarigione. Le bambole Nuchu servono ad impedire che tutto ciò, avvenga.
Kuna Nuchu Doll, Isole San Blas
Kuna Nuchu Doll, Isole San Blas
Kuna Doll Cuna Panama Isole San Blas
Grande importanza agli spiriti malvagi e alla salute è data dall'antico rituale dello Hina Nagashi eseguito in Giappone durante lo Hina Matsuri (Festa delle Bambole). Credenza vuole che queste bambole di carta o paglia, in due dimensioni (ma le usanze variano talvolta da regione a regione), possano attrarre e trattenere gli spiriti maligni e le malattie delle giovani donne, perciò nella giornata della Festa, c'è l'usanza di posare tali bambole lungo un corso d'acqua in modo che la corrente porti via la bambola e con essa le malattie e gli spiriti maligni accumulati durante tutto l'anno.
Hina Nagashi ( 雛祭り) ( 雛流し ), Japan
Hina Nagashi ( 雛祭り) ( 雛流し ), Japan
流しびな 提供 Hina Nagashi Japan Hinamatsuri
Lo scopo del rituale legato alla raffigurazione della bambola cambia, come abbiamo visto, da zona a zona. Il carattere di unione che lega l'importanza rituale delle varie zone però viene ritrovato nella effettiva considerazione e collocazione di questa raffigurazione umana a cavallo tra l'Umanità, il popolo che concretamente vive e calpesta la terra, e uno Spirito Superiore, tanto che quest'ultimo, trovando casa nella bambola, diventa un elemento concreto e familiare, una sorta di protettore, guardiano per chi la possiede, fino a creare così tra il proprietario e la bambola un legame indissolubile di arricchimento reciproco.
Un particolare ringraziamento a: Istituto Giapponese di Cultura – Shimogamo-jinja.or.jp – MAP Museo Arti Primarie - C Collezione Arte Primaria C. Felici - Daisy Triolo – Alice Borchi.
Filippo Biagioli
artista arte tribale europea
Lunga secoli è la storia delle bambole. Realizzate a scopo votivo rituale, se ne trovano traccia nelle più antiche civiltà. Successivamente esse sono divenute oggetto ludico, per una sempre più diffusione di massa. Le bambole sono state costruite utilizzando i materiali più vari, come per esempio carta, cartone, legno, porcellana, lana e le più varie forme e dimensioni, il tutto teso a realizzare questi preziosi “oggetti” di svago. Ma c'è un'importanza più profonda e archetipica che avvolge l'oggetto “bambola”, un valore che supera il mero passatempo o l'essere semplicemente un oggetto di arredamento. Innanzitutto la bambola (pupazzo o bambolotto, a seconda dei materiali con cui è creata) è la raffigurazione più o meno caricaturale dell'uomo, un legame diretto questo che fa innescare un rapporto intrinseco tra i due, quindi tra il “giocattolo” e il suo proprietario, fatto da un gioco di scambi e relazioni, nel quale il fruitore può immaginare, manifestare e concretizzare tutte le sue ansie, i suoi dubbi, le incoerenze e le paure.
Le bambole dunque, si collocano di diritto come uno specchio della società, del territorio, dei suoi abitanti e della loro tradizione e ritualità. Questo filo indissolubile e rituale connette l'Africa centro – occidentale (Camerun), l'America centrale (Isole San Blas, coste Panama e interno foreste della Colombia), l'Europa del sud (Italia, area nord Toscana) e l'Asia orientale (Giappone), luoghi dove oggi vive una forte ritualità legata a queste raffigurazioni. In Africa nell'area camerunese la tribù Namji realizza in legno bambole che poi verranno arricchite con perline, piume, stoffa e molti altri elementi. Il loro scopo ultimo è essere destinate alle bambine, le quali potranno giocarci e contemporaneamente ricevere da esse un influsso propiziatorio riguardante la fertilità. Tali bambole vengono battezzate con un nome, vengono nutrite e curate dalle bambine che le portano sempre con loro, creandone un dialogo ininterrotto. Tutto questo rito contribuisce a preparare la giovanissima donna Namji alla futura maternità.
Non a caso ho inserito le mie “Gio'o doll” in questo articolo, perché anch'esse, come le bambole Namji. servono per “propiziare”. Il nome delle mie creazioni deriva dalla parola “gioco” che nel dialetto della mia zona (Serravalle Pistoiese) diventa “gio'o” (con la “c” aspirata). Ho scelto questo nome perché il gioco, è da sempre parte integrante dell'essere umano in qualsiasi fascia d'età. Giocare è la maniera più facile per apprendere e per imparare a relazionarsi con gli altri e il mondo che ci circonda. Le bambole sono perfette per questo scopo. L'aspetto rituale delle “Gio'o doll” non è nell'atto finale della figura compiuta, ma è nell'atto della creazione che io eseguo al pari di un vero e proprio Mantra. Mi sento molto spesso solo, ma non una solitudine fisica di chi non ha nessuno intorno a sé, piuttosto una solitudine assoluta che per certi frangenti assume quasi l'aspetto di un doloroso “vuoto interiore”. Ciò mi crea sofferenza che fa nascere il mio continuo bisogno di calore umano. Tutto ciò lo colmo con il rituale creativo delle “Gio'o doll”. La sacralità e i gesti ripetitivi che partono con lo scegliere il legno con cui verrà realizzata la bambola, fino a divenire opera compiuta colorata e decorata, è una sorta di preghiera ripetitiva la quale ha il dono di placare il mio star male. La bambola da me realizzata ha avuto, quindi, la funzione di proteggermi dal demone della solitudine e diventa inoltre la custode del ricordo legato alla sua realizzazione, in cui durante tutte le tappe del processo non mi sono sentito solo.
Filippo Biagioli Gio'o Doll, Italy (Serravalle P.se)
L'aspetto protettivo e curativo si accentua ancor di più nell'area centro americana, dove il popolo Kuna (Cuna), circa ventimila persone viventi tra le isole San Blas e l'interno delle foreste colombiane, realizza delle “Spirit doll” chiamate Nuchu. Sono costruite in legno e possono spaziare da un aspetto esteriore più semplice e istintivo fino ad uno particolareggiato e più elaborato. Mi suscita curiosità come le “Nuchu Doll” non siano realizzate da una sola persona predisposta a ciò, ma da due entità, come se la creazione di un oggetto rituale (la bambola in questo caso) sia un percorso di arricchimento tramite passa-mano all'interno di una tribù, anziché il risultato di una singola lavorazione dello sciamano (curandero, medico di medicina tribale o qualsiasi altro nome con cui vogliamo definire la guida spirituale e curativa della società tribale). Il primo passo nel cammino realizzativo viene fatto dall'intagliatore che ne decide la forma in base alle proprie abilità, dopo di che la bambola scolpita passa al medico di zona, che ha il compito di introdurre uno “spirito” in queste figure. Lo spirito che troverà casa dentro di esse è sempre positivo, tendente al bene, non sarà assolutamente negativo, maligno o nocivo per le altre persone, poiché il valore rituale di queste bambole in legno si trova proprio nella protezione della salute del suo proprietario. E' credenza popolare infatti, che gli “spiriti cattivi” o “maligni” entrino nel corpo della persona malata per ostacolarne la guarigione. Le bambole Nuchu servono ad impedire che tutto ciò, avvenga.
Grande importanza agli spiriti malvagi e alla salute è data dall'antico rituale dello Hina Nagashi eseguito in Giappone durante lo Hina Matsuri (Festa delle Bambole). Credenza vuole che queste bambole di carta o paglia, in due dimensioni (ma le usanze variano talvolta da regione a regione), possano attrarre e trattenere gli spiriti maligni e le malattie delle giovani donne, perciò nella giornata della Festa, c'è l'usanza di posare tali bambole lungo un corso d'acqua in modo che la corrente porti via la bambola e con essa le malattie e gli spiriti maligni accumulati durante tutto l'anno.
Lo scopo del rituale legato alla raffigurazione della bambola cambia, come abbiamo visto, da zona a zona. Il carattere di unione che lega l'importanza rituale delle varie zone però viene ritrovato nella effettiva considerazione e collocazione di questa raffigurazione umana a cavallo tra l'Umanità, il popolo che concretamente vive e calpesta la terra, e uno Spirito Superiore, tanto che quest'ultimo, trovando casa nella bambola, diventa un elemento concreto e familiare, una sorta di protettore, guardiano per chi la possiede, fino a creare così tra il proprietario e la bambola un legame indissolubile di arricchimento reciproco.
Un particolare ringraziamento a: Istituto Giapponese di Cultura – Shimogamo-jinja.or.jp – MAP Museo Arti Primarie - C Collezione Arte Primaria C. Felici - Daisy Triolo – Alice Borchi.
Filippo Biagioli
artista arte tribale europea
domenica 15 settembre 2013
"ANCHE IL RE COLPITO DALLA SOFFERENZA DEL POPOLO" - "ALSO THE KING AFFECTED BY THE SUFFERING OF THE PEOPLE"
| andrea mattiello "anche il Re colpito dalla sofferenza del popolo" acrilico e collage su tela cm 100x100; 2013 |
andrea mattiello "anche il Re colpito dalla sofferenza del popolo" - particolare
acrilico e collage su tela cm 100x100; 2013
acrilico e collage su tela cm 100x100; 2013
andrea mattiello "anche il Re colpito dalla sofferenza del popolo" - particolare
acrilico e collage su tela cm 100x100; 2013
acrilico e collage su tela cm 100x100; 2013
andrea mattiello "anche il Re colpito dalla sofferenza del popolo" - particolare
acrilico e collage su tela cm 100x100; 2013
acrilico e collage su tela cm 100x100; 2013
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sabato 7 settembre 2013
"L'AMORE QUANDO MENO TE LO ASPETTI"
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| andrea mattiello "l'amore quando meno te lo aspetti" acrilico, pennarello e collage su laminil cm 70x100,5; 2013 |
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